LATINO... PERCHE'? Presentazione dell'ins. C. Colucci

ARTICOLAZIONE DEL PROGETTO

 

PRESENTAZIONE

 

SCHEMA SINTETICO

 
LE ORIGINI DI ROMA LA FAMIGLIA E LA DONNA LA SCUOLA
LA RELIGIONE I MESTIERI LE STRADE
LE CASE L'ESERCITO LE LEGGI
L'ABBIGLIAMENTO I ROMANI A TAVOLA LA LINGUA LATINA
LE GRANDI OPERE I DIVERTIMENTI  
UN PO' DI STORIA SAPERI E SAPORI NELL'ANTICA ROMA
ALFABETO E PRONUNCIA LABORATORIO DI PITTURA: I NOSTRI QUADRI
PREREQUISITI  
SINTASSI ITALIANA  
PRIMI PASSI VERSO LE DECLINAZIONI  

ELEMENTI DELLA DECLINAZIONE

 

   
   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
  LE ORIGINI DI ROMA
   
 

Secondo la storia il primo villaggio fu fondato da una tribù di Latini sopra il colle Palatino, sulla riva sinistra del fiume Tevere, nel Lazio, circa sette secoli prima di Cristo. Era un gruppo di capanne di fango con il tetto di paglia. Gli abitanti del villaggio erano agricoltori e pastori.

   
   
 

Man mano arrivarono nuovi abitanti e furono costruite altre abitazioni sui colli vicini : il villaggio col tempo si ingrandì e diventò una città, edificata su sette colli. In seguito fu una delle più importanti città della storia antica. Diventò addirittura la capitale di un vastissimo impero. Per la sua grandiosità era considerata la "capitale del mondo" (caput mundi).

   
   
   
 

Secondo la leggenda, invece, Roma venne fondata nel 753 a.C. da due gemelli, Romolo e Remo, figli di Rea Silvia, una sacerdotessa della Dea Vesta. I gemelli, figli del dio Marte, subito dopo la nascita, vennero messi in un cesto e abbandonati nel Tevere. Furono trovati e allattati da una lupa, che diventerà il simbolo di Roma, e poi adottati da una famiglia di pastori. Diventato adulto Romolo tracciò il solco quadrato che delimitava il perimetro della città sul colle Palatino; uccise il fratello che non voleva riconoscere la sua autorità e divenne il primo re di Roma.

   
   
 

 

 

 

   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  LA FAMIGLIA E LA DONNA
 
   
 

La famiglia era la comunità base della società romana. Essa comprendeva il padre e la madre, tutti i figli, anche sposati, nonni, zii, nipoti e persino schiavi. Il "pater familias", l'uomo più anziano, esercitava potere assoluto su tutti i componenti e aveva diritto di vita e di morte, persino sui figli. La donna era considerata inferiore all'uomo ed era sottoposta al potere del padre e, dopo il matrimonio,  a quello del marito. Le matrone, tuttavia, cioè le madri di famiglia di elevata posizione sociale, godevano di alta considerazione:  per i lavori più pesanti erano aiutate dalle serve. Erano consigliere del marito, lo seguivano alle feste, ai banchetti e alle riunioni con gli amici, ma dovevano avere un comportamento riservato e non potevano bere vino. 

   
   
   
 

Le acconciature delle donne imperiali erano varie perché a Roma le chiome erano tenute in gran conto. Ovidio si lamentava dicendo: « Sarebbe più facile contare le ghiande di una quercia . . . che con il numero infinito di acconciature o  di fogge nuove che saltano fuori ogni giorno».

   
   
   
 

Si ricordano le pettinature da casta matrona, "alla Ottavia" la dolce sorella di Ottaviano e moglie sfortunata di Marcantonio; quella arricciata lanciata da Agrippina Maggiore . . . Durante il primo Impero, le donne romane amavano tingersi i capelli di rosso o di mettere posticci fatti coi capelli ramati delle donne barbare.

   
   
   
 

Non mancavano nemmeno le tinture nere e cenere. Assolutamente vietati il giallo o il blu: erano colori riservati alle cortigiane. Sulla pettinatura, poi, troneggiavano, diademi, spilloni, pettini di tartaruga e d'osso, nastri, persino fiaschette di veleni e profumi dissimulate tra i capelli.

   
 

       
   
 

   
   
   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  LA SCUOLA
   
   
 

Non c'erano scuole pubbliche: solo i ricchi potevano permettersi di mandare i figli a lezioni dal pedagogo che insegnava a leggere, a scrivere e a fare i conti. La vita di uno scolaro romano non era facile. Le lezioni duravano tutto il giorno. I locali erano piccoli e scomodi; talvolta la scuola era  addirittura all'aperto. Si scriveva con uno stilo appuntito su tavolette di legno spalmate di cera o con una cannuccia intinta nell'inchiostro sulla pergamena e su fogli di papiro. Contavano con l'aiuto di sassolini, chiamati «calculi». I maestri usavano spesso castighi molto severi e punizioni fisiche perché si riteneva che i bambini dovessero essere abituati fin da piccoli alla semplicità e all'essenzialità.

   
   
 

   
   
   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  LA RELIGIONE
   
   
   

Bacco

 

Gli antichi Romani erano politeisti. Credevano che le forze naturali fossero delle divinità che potessero aiutarli e proteggerli. Veneravano Fauno, dio delle selve, Flora, dea delle messi, Saturno,  dio della semina. Oltre a questi veneravano:  Giove, Giunone, Nettuno, Venere, Bacco e tanti altri.

     
 

 

 

 

 

Minerva

Marte e Venere

   
   
   
   
   
 

In ogni abitazione c'era una specie di altare dove venivano conservate le statuette dei Lari e dei Penati, divinità che proteggevano la casa. Qui la famiglia si riuniva, sotto la guida del Pater familias, per celebrare i riti religiosi legati alla nascita, al matrimonio e alla morte.

   
   
 

I Romani veneravano anche gli dei protettori della città. Per loro venivano costruiti templi avanti ai quali i sacerdoti celebravano pubblicamente i sacrifici.

   
   
   
 

Nel tempio della dea Vesta, protettrice del focolare domestico, ardeva il fuoco sacro, custodito da speciali sacerdotesse: le Vestali. Queste, scelte giovanissime fra le fanciulle delle famiglie più importanti, venivano consacrate a Vesta e dovevano mantenere sempre acceso il fuoco.

   
   
 

   
   
   
 
 
   
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  I MESTIERI
   
 

Le botteghe a Roma erano molto numerose. La zona che andava dalla piazza del Foro ai quartieri popolari brulicava di botteghe e bancarelle: dai negozi di lusso sotto i portici con stoffe pregiate e vasi greci, ai venditori di coltelli, al vinaio, al pescivendolo, ai falegnami, ai tintori...  

   
   
 

Venditore di polli

Calzolaio

 

     
     
 

Macellaio

Falegname

 

 
 

   
 

   
   
 

 

 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  LE STRADE
   
   
 

I Romani erano abili costruttori di strade. Moltissime strade collegavano Roma alle città più importanti dell'Impero. Erano nate per permettere lo spostamento degli eserciti, ma favorivano anche il commercio e gli  scambi fra i popoli. Erano costruite con vari strati di ciottoli e sabbia coperti da enormi lastre di pietra. Le strade lastricate erano riservate al traffico veloce e alla gente importante. I poveri e i contadini si servivano di sentieri laterali in terra battuta.

   
   
                                                      
   
   
   
   
 

   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  LE CASE
   
 

Le famiglie  più ricche abitavano nelle DOMUS, lussuose abitazioni ad un solo piano, con stanze grandi e luminose, pareti affrescate e pavimenti decorati a mosaico. I ricchi fuori città avevano le "villae".

   
     
     
  Mosaico all'interno di una domus.  
     
     
  La maggior parte dei plebei viveva nelle INSULAE edifici a più piani, con poca luce e privi di servizi igienici.
     
   
   
 

   
   
   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  L'ESERCITO
   
   
 

I Romani sconfissero i popoli vicini ed estesero i loro domini grazie alla grande organizzazione dell'esercito e alla disciplina dei soldati. La formazione di base dell'esercito era la legione, normalmente composta da 4.200 fanti, organizzata in coorti e manipoli con comandanti di diverso livello. I soldati erano addestrati a sopportare la fatica di lunghe marce di trasferimento e a costruire velocemente accampamenti fortificati nelle regioni nemiche.

   
  Le armi offensive erano la spada corta, il giavellotto, l'asta e le frecce.
   
   
  I Romani per espugnare le città assediate avevano costruito ingegnose e potenti macchine da guerra.
   
   
 

L'ariete era una grossa trave di legno, lunga anche trenta metri, con una pesante testa di ferro posta ad una estremità, a forma appunto di ariete.

   
   
 

La catapulta serviva a lanciare pietre e sostanze roventi ed infiammabili fino a qualche centinaio di metri di distanza. Era formata da una specie di cestello applicato all'estremità di un palo trattenuto da grosse corde attorcigliate.

   
   
  La balista era come un enorme arco, scagliava grandi frecce che coprivano lunghe distanze.
   
 

Fondamentale sulle navi da guerra fu l'invenzione dei corvi: si trattava di ponti mobili, con un pesante uncino all'estremità, con il quale agganciava la nave nemica. I Romani attraversavano questi ponti e attaccavano i nemici con combattimenti corpo a corpo, come se fossero sulla terraferma. 

   
   
   
 

   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  LE LEGGI
   
   
 

I Romani davano molto valore alle loro leggi, che erano equilibrate e giuste. Nei codici in cui le leggi venivano raccolte, erano indicate le punizioni previste per chi non rispettava una regola: ogni infrazione era colpita da una sanzione. Gran parte della nostra legislazione si basa sul diritto romano, cioè sulle leggi di quell'antica civiltà. Le dodici tavole erano esposto nel Foro romano, centro della vita politica, mondana e culturale dell'Impero.

   
 

   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  L'ABBIGLIAMENTO
   
 

L'abbigliamento romano rimase pressoché uguale nel tempo. L'abito ufficiale del cittadino era la toga, un mantello di lana bianca che avvolgeva il corpo e, fissato con una spilla all'altezza della spalla, lasciava libero il braccio destro. Nella toga dei senatori era inserita una lista di stoffa colorata con la porpora. Gli uomini del popolo e i bambini indossavano una tunica di varia lunghezza con o senza manica, stretta in vita da una cintura. Le donne indossavano la stola, un vestito lungo, stretto in vita e sotto il seno da eleganti cinture. Sopra quest'abito portavano la palla, un grande scialle che formava drappeggi e copriva entrambe le spalle. Sia gli uomini che le donne calzavano dei sandali fatti con una suola di sughero o cuoio e sostenuti da lacci di pelle, e corti stivaletti di pelle da usarsi in pubblico.

   
   

 
   

 

 
 

   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  I ROMANI A TAVOLA
   
   
 

Il pane era il cibo-base per tutti. Il grano infatti era l'elemento base delle coltivazioni fin dai tempi più antichi. Il frumento veniva immagazzinato in grandi giare nel porto di Ostia, centro a cui affluiva per mare il grano destinato ai bisogni di Roma.

   
 

I patrizi consumavano tre pasti al giorno e la cena era quello più importante. Organizzavano cene sontuose e invitavano molti ospiti. Si mangiava semisdraiati su un triclinio, serviti da uno schiavo. 

   
 

La tavola era imbandita in modo molto ricco e le portate erano varie e abbondanti. Si mangiava pesce, carne, cacciagione; il tutto condito con olio, aceto, mosto o miele. Si beveva vino mescolato ad acqua e miele. I poveri mangiavano principalmente focacce di cereali e zuppe di legumi.

   
   
 

   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  LE GRANDI OPERE
   
   
 

I Romani furono abilissimi ingegneri e architetti: impararono dagli Etruschi a costruire l'arco e realizzarono grandiose opere. Amavano circondarsi di cose belle ed anche utili: anfiteatri, templi, terme, archi di trionfo . . .

   
   
 

I Romani riuscirono a portare l'acqua nelle loro città attraverso la costruzione di acquedotti lunghi centinaia e centinaia di chilometri. Erano archi altissimi su cui scorrevano con una leggera pendenza i tubi dell'acqua che veniva portata così fino in città.

   
   
 

Le terme erano bagni pubblici aperti a tutti i patrizi e i plebei, uomini e donne. Per entrare si doveva pagare una piccola tassa. C'erano piscine di acqua calda, tiepida e fredda, sale per i massaggi, palestre, giardini e biblioteche. Le terme servivano per la cura del corpo, ma erano considerati anche luoghi di ritrovo.

   
   
 

Dopo una campagna militare vittoriosa, il Senato decretava il "trionfo" dell'imperatore vittorioso che aveva guidato l'esercito. Dopo aver sparso il sangue nemico, infatti, era tradizione che i cittadini soldati dovessero purificarsi compiendo una marcia rituale intorno al perimetro delle mura della città e sfilare sotto un "arco di trionfo". Il trionfo esaltava la figura del condottiero che sfilava sopra  un  carro trainato da cavalli bianchi. Davanti a lui marciavano i capi dei nemici sconfitti, con le loro famiglie, i prigionieri in catene, le ricchezze sottratte al nemico: oggetti preziosi, armi e animali esotici. Il trionfo era l'unico momento in cui i soldati potevano entrare in città con le armi. Dentro Roma, infatti, gli unici che circolavano armati erano i pretoriani, il corpo di guardia personale dell'imperatore.

   
   
   
 

   
 
 
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
  I DIVERTIMENTI
   
   
 

Ogni romano ricco passava gran parte della sua giornata alle terme: bellissimi saloni con piscine di acqua calda (calidarium) tiepida (tepidarium) e fredda (frigidarium), Le terme erano bagni pubblici e luoghi di ritrovo. I Romani, oltre a lavarsi, facevano ginnastica, giocavano a dadi , incontravano gli amici e trattavano affari. Negli anfiteatri si assisteva agli spettacoli con i gladiatori e al circo alla corsa con gli aurighi.

   
   
 

Fra i giochi praticati, quelli con la palla erano popolari tanto quanto lo sono ai nostri giorni; si giocava a palla volo, a palla a mano, all'harpastum (una specie di rugby); la palla era fatta da spicchi di stoffa o di pelle cuciti insieme e riempiti di piume, di crine, di aria o di sabbia.

   
   
 

   
 
 
   

 

 

 

 

 

         
       
       
       
       
       
       
       
 

Latino..... perchè?

 
 

a cura dell'ins. Concetta Colucci

 

 

 

La curiosità di avvicinarsi alle prime nozioni della lingua latina nasce soprattutto da una esperienza di studio concreta: l’avvicinamento, attraverso la storia, allo studio del mondo romano nell’età imperiale, in cui questa lingua si diffonde grazie alla fitta rete stradale costruita dai romani.

La conoscenza della civiltà del mondo romano, che passa attraverso la conoscenza della sua lingua, è fondamentale per capire la civiltà dell’Europa e, più in generale, del mondo occidentale, che proprio da questa lingua si è sviluppata. A tal punto si effettueranno considerazioni e curiosità di carattere etimologico sull’evoluzione dall’una all’altra lingua di vocaboli compresi nel lessico di base.

Considerando lo studio del latino da questo punto di vista, esso si è trasformato in un affascinante percorso di avvicinamento tra due mondi: il moderno e l’antico, che per molti aspetti non sono affatto estranei fra loro.

Si è giunti ad intraprendere questa conoscenza solo dopo aver precedentemente approfondito il prerequisito essenziale consistente nella sintassi italiana, ripassando perciò le funzioni logiche corrispondenti ai sei casi latini: (soggetto, complementi di specificazione, termine, oggetto, vocativo, mezzo, ecc.)

Il percorso intrapreso prevede una parte esplicativa che riguarda porzioni ridotte della teoria grammaticale accompagnato e chiarito da esempi illustrati con vignette accattivanti con personaggi della vita romana, seguiti da semplici esercizi di controllo.

Le parole utilizzate rientrano tra quelle ad alta frequenza, conosciute nell’uso comune.

Utile l’utilizzo di un quaderno per gli esercizi che individua della frase la funzione logica dei vari vocaboli.

Nata come gioco, questa sperimentazione ha ravvivato l’entusiasmo dei ragazzi che si sentono più grandi per l’esperienza vissuta e che affrontano la   sfida di lettura e traduzione di parole, come la soluzione di un rebus.

Ritengo che la traduzione dal latino sia un saggio di buona lingua italiana.

 

 

 

 

 

 

 

Il Progetto

 
 

a cura dell'ins. Concetta Colucci

 

 
 

PREREQUISITI

-conoscenza dei fondamentali elementi di morfologia della lingua italiana: le parti del discorso, le regole di concordanza, le coniugazioni verbali;

-riconoscimento delle principali funzioni logiche delle parole nella frase italiana,

OBIETTIVI

Sapere

-conoscenza degli elementi basilari della fonetica latina;

-conoscenza delle fondamentali strutture morfologiche e sintattiche della lingua latina;

-acquisizione di un lessico di base;

-conoscenza di elementi di civiltà romana

Saper fare        

-potenziamento,attraverso lo studio del lessico latino,delle competenze lessicali in lingua italiana;

-capacità di individuazione delle funzioni logiche in latino,sulla base della morfologia delle parole e del significato del contesto;

-capacità di leggere parole e frasi latine applicando le regole di pronuncia;

-capacità di consultare il vocabolario dal latino all’italiano per ricercare parole ad altissima frequenza;

-capacità di tradurre piccole frasi latine ,in una forma italiana corretta e scorrevole e ,parole o piccole frasi dall’italiano al latino applicando le nozioni apprese.

1^Unità

Un po’ di storia

2^Unità

Ripasso della sintassi italiana

3^Unità

L’alfabeto e la pronuncia

4^Unità

Primi passi nella declinazione:i casi

5^Unità

La prima declinazione

Primi passi nella frase latina

6^Unità

Ripasso della sintassi italiana: predicato verbale e nominale

6^Unità

L’indicativo presente di sum

7^Unità

Il verbo sum come predicato verbale

Il predicato nominale in latino

8^unità

Ripasso della sintassi italiana:concordanza sostantivo-aggettivo

9^Unità

Gli aggettivi della prima classe

CONTENUTI

-scrittura e lettura di parole ad altissima frequenza

-esercizi di lettura e copiatura in ordine alfabetico di nomi latini

-lettura,copiatura e confronto di frasi latine con la corrispettiva traduzione italiana

-schede illustrate con vignette

-declinazione di nomi

-traduzione di nomi e piccole frasi in forma italiana scorrevole

 TEMPI

Calcolando che i tempi di ripasso della sintassi italiana ,richiesti come prerequisito,sono più veloci di quelli di presentazione della nuova lingua,si prevede una durata di tre mesi (marzo-aprile-maggio),tempo in cui i bambini, alle soglie della scuola media,sono ormai maturi per affrontare questa nuova esperienza.

VERIFICA E VALUTAZIONE

Schede-gioco

Verifiche a punteggio

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia della Lingua latina

 

Il latino era la lingua degli antichi romani e, prima ancora, era uno dei dialetti delle popolazioni italiche del Lazio.

Quando Roma divenne una grande potenza ed estese il suo dominio prima sull’Italia, poi sull’Europa, quindi su tutta l’area del Mediterraneo, diffuse ed impose anche la propria lingua .Per tutto il Medioevo e fino al Rinascimento, ci fu un latino ”colto“, parlato dagli uomini di studio e usato nelle opere letterarie, amministrative, giudiziarie e come lingua della filosofia, dell’arte e della scienza (quello che oggi si chiama “latino classico”) e un latino “volgare”, parlato quotidianamente dal “volgo”, cioè dal popolo.

Fu il latino volgare che si diffuse  nelle province romane e che si trasformò, mescolandosi, con le lingue locali.

Quando l’unità dell’impero romano venne meno, il latino ebbe in ogni regione una storia a sé e diede luogo, nel corso dei secoli, alle attuali lingue romanze o neolatine,di cui anche l’italiano fa parte.

L’eredità culturale e linguistica di Roma fu accolta dalla Chiesa: il latino è stato ed è ancora oggi la lingua ufficiale e universale della Chiesa cattolica,mentre cresce addirittura il numero di coloro che se ne servono come strumento di comunicazione internazionale per dialogare su internet, al posto della lingua inglese.

Nella cartina si può vedere la distribuzione delle lingue parlate oggi in Europa, che derivano dal latino.

 

 
     

 

 

SCHEMA GENERALE

 

 

 

 
     

 

 

ALFABETO LATINO E PRONUNCIA

 

 
 

 

L'alfabeto latino è il sistema di scrittura alfabetica più diffuso nel mondo. È l'alfabeto adottato dalla grande maggioranza delle lingue dell'Europa centrale e occidentale, nonché delle aree del mondo colonizzate dagli europei.

Durante il XX secolo è stato anche adottato da alcune lingue non europee.

Le lettere maiuscole
A B C D E F G H I J K L M
N O P Q R S T U V W X Y Z
Le lettere minuscole
a b c d e f g h i j k l m
n o p q r s t u v w x y z

Vista l'insufficienza di caratteri per rappresentarne tutti i fonemi, molte lingue hanno poi affiancato a questi caratteri altri caratteri aggiuntivi formati o per aggiunta di segni diacritici (tilde, cediglia, hacek, sopralineature, trattini di taglio, etc.) o per legature (es.: ß) o per importazione da alfabeti precedenti (es.: þ) o ancora considerando convenzionalmente gruppi di caratteri come un'unica entità (es. ll o ch).

 

 

 

PREREQUISITI

 
 
 

 

 

 

 

PRIMI PASSI VERSO LE LE DECLINAZIONI

 
 

 
 
 

 

 

 

 

 

ELEMENTI DELLA DECLINAZIONE

 
 

 
 
 

 

 

 

 

 

 

SINTASSI ITALIANA